INVITO AL VIAGGIO
Prima di diventare un documentario “tradizionale” il nostro omaggio a Pavese comincia in questo modo che i tecnici chiamano “cinema-non-lineare” o “web-cinema” (alla fine non importa). E’ sicuramente un modo di percepire un film in maniera diversa, verrebbe quasi da dire che qui un film si può leggere, sfogliare, navigare, basta trovare il proprio passo (e in questo è stato davvero sapiente l’intervento di Antonio Rollo che ha infilato una nebbia bianca che blocca il click bulimico e affrettato, che ci obbliga ad ascoltare per - almeno! - 30 secondi).
Molti ci chiedono “perché portare un documentario sul web?” che cosa rimane della forza narrativa se viene scomposta, liberata in frammenti che si accostano tra loro in maniera imprevedibile? Inizialmente queste domande pesavano fortemente sull’idea, rischiavano di spaventare e di paralizzare l’istinto, come per tutti i viaggi l’importante invece era fare il primo passo, sentirsi smarriti ma andare; così credo sia per lo spettatore (che qui, odiosamente, si deve chiamare utente…e invece sarebbe bello che diventasse SPETT-ATTORE!) che capita davanti a quei tre paesaggi, a quelle parole che si accendono se vengono sfiorate, e non sa bene cosa stia succedendo, non sa chi siano quelle persone, dove vada la strada e cosa verrà dopo…insomma, va bene così, io non darei troppe guide, troppe bussole, non voglio dirvi cosa dovete vedere e perchè, semplicemente andate avanti, se vi va, un volto dopo l’altro, un suono dopo l’altro.
Quindi questo “webdocu” resta impreciso, bianco, indeterminato come tutti i viaggi ma sa essere anche accogliente e caldo, perchè dentro abbiamo racchiuso un po’ di quella vita raccolta lungo la strada nel nome di Pavese.
Io, devo dire la verità, lo sto scoprendo meglio vivendolo, leggendo i primi commenti che aiutano a capire di non essere finiti in una specie di “trip” solipsistico (!), insomma il bello del viaggio è poterlo condividere e se in più si riesce a comunicare lo spirito e il disperdimento che c’è nel viaggio, meglio ancora.
Adesso A SUD DI PAVESE comincia ad esistere come opera meravigliosamente aperta, modificabile in corsa, ampliabile, ciclica, potenzialmente senza fine. Comincia a piacermi tutto questo, considerato il fatto che spesso il documentario italiano incontra con difficoltà il pubblico e deve farsi strada a forza di braccia e di rabbia. Spero di poter dare altre “info” al più presto, intanto direi “buon viaggio” e non abbiate paura di perdervi, mai.
Matteo


